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Scrittura creativa

Come scegliere il punto di vista per un racconto o un romanzo

Una guida pratica per confrontare prima, seconda e terza persona, regolare la distanza narrativa e scegliere il punto di vista con una prova di scena.

10 min di lettura

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  • voce narrativa
  • distanza narrativa
  • prima persona
  • terza persona
  • esercizi di scrittura
A una scrivania soleggiata, una persona osserva figure e sedie di legno tra fascicoli di manoscritti rivolti verso il basso.

Scegli il punto di vista che offre a questa storia la combinazione più utile di voce, limiti informativi, ironia drammatica e distanza narrativa. I pronomi sono soltanto la parte visibile della decisione: due scene entrambe scritte in terza persona possono differire radicalmente per ciò che il narratore sa, per il personaggio che filtra l'esperienza e per la vicinanza della prosa ai suoi pensieri. Prima di impegnare un intero romanzo, conviene quindi mettere alla prova le opzioni migliori sulla stessa scena. Conservando conflitto, azioni ed esito, diventa più facile osservare che cosa ogni versione rivela, nasconde, intensifica o rende faticoso.

La scelta in breve

  • Scegli il punto di vista per voce, informazioni disponibili, ironia drammatica e distanza, non per i soli pronomi.
  • Tratta narratore, personaggio-filtro, confine delle conoscenze e distanza come quattro comandi distinti.
  • Prima persona, terza ravvicinata, terza onnisciente e seconda persona offrono opportunità e costi diversi; nessuna è sempre migliore.
  • Aggiungi un punto di vista soltanto se procura un accesso o un contrasto che ripaga il disorientamento del passaggio.
  • Riscrivi la stessa scena in condizioni controllate e considera il risultato migliore una scelta provvisoria, ancora verificabile.

Che cosa scegli davvero quando decidi il punto di vista?

A un tavolo di biblioteca, una persona sistema schede colorate vuote attorno a un taccuino chiuso e a una matita.

Quando decidi il punto di vista, scegli chi racconta, chi filtra la scena, quali conoscenze sono disponibili e quanto la prosa resta vicina all'esperienza. Il narratore è la posizione e la voce che raccontano: può essere un personaggio, oppure un'intelligenza narrativa esterna all'«io». Il personaggio-filtro è invece colui o colei le cui percezioni, parole, supposizioni e zone cieche modellano il momento. Le due funzioni possono coincidere, come spesso accade in prima persona, ma non sono sinonimi. Questa distinzione evita di attribuire ai pronomi decisioni che riguardano in realtà voce e accesso.

Il terzo comando è il confine delle conoscenze: annota che cosa la narrazione può comunicare ora, che cosa il lettore deve dedurre e quale fatto rimane intenzionalmente nascosto. Il quarto è la distanza, cioè la posizione della prosa fra sensazione immediata e sguardo più ampio. Questi quattro comandi sono una sintesi editoriale, non una tassonomia universale. Servono soprattutto a diagnosticare una bozza: se una scena appare piatta, puoi verificare se il problema dipende dalla voce, dal filtro, dalle informazioni o dalla distanza, invece di cambiare tutto insieme.

  • Narratore: chi parla, da quale posizione e con quale voce.
  • Personaggio-filtro: chi nota, interpreta e fraintende nella scena.
  • Confine delle conoscenze: che cosa può essere rivelato, dedotto o trattenuto.
  • Distanza narrativa: quanto spazio separa la prosa da sensazioni e pensieri immediati.

Il punto di vista non è il pronome sulla porta: è il sistema che decide chi parla, chi percepisce, che cosa sappiamo e da quale distanza.

Come cambiano la pagina i principali modi narrativi?

Delle fotografie su un tavolo di legno mostrano la stessa donna e lo stesso uomo faccia a faccia in un caffè, da prospettive diverse.

I principali modi narrativi cambiano soprattutto la fonte della voce, l'accesso alle conoscenze e il tipo di pressione esercitato sulla scena. In prima persona, linguaggio, ricordi e conclusioni appartengono al personaggio narratore; se racconta a posteriori, il suo io narrante può sapere più dell'io che visse l'evento. La terza ravvicinata conserva la grammatica della terza persona, ma filtra la scena attraverso un solo personaggio. La terza onnisciente dispone invece di un'intelligenza narrativa progettata per muoversi oltre quel singolo filtro. La seconda persona costruisce un «tu» e un rapporto di indirizzo che devono diventare comprensibili.

Quattro modi narrativi da confrontare sulla stessa scena
Modo narrativoAccesso del lettorePressione utileCosto da verificare
Prima personaPercezioni, ricordi, linguaggio, conclusioni e zone cieche del personaggio narratore.Rende centrali la voce del narratore e le sue ragioni per raccontare.Le informazioni esterne devono arrivare per deduzione, testimonianza o scoperta; va distinta l'esperienza dal racconto retrospettivo.
Terza persona ravvicinataEsperienza di un personaggio-filtro espressa in terza persona e spesso colorata dal suo lessico.Combina un filtro coerente con una distanza regolabile fra contesto, sensazioni e pensieri.Le altre menti restano leggibili dall'esterno finché una transizione non introduce un nuovo filtro.
Terza persona onniscienteUna voce narrante può superare il sapere individuale e collegare menti, luoghi, tempi o contesto.Consente ampiezza, confronto, commento e ironia drammatica.Ogni movimento richiede una logica percepibile e una voce narrante stabile, non semplici incursioni nel pensiero più comodo.
Seconda personaLa narrazione nomina o interpella un «tu» interno alla storia.Può produrre indirizzo diretto, implicazione, accusa, sdoppiamento o estraneità.Devono risultare leggibili identità del «tu», voce che parla e occasione dell'indirizzo; alcuni lettori possono opporre resistenza.

La persona grammaticale non garantisce intimità, oggettività o facilità. Una prima persona riflessiva può tenere gli eventi a distanza; una terza ravvicinata può aderire al ritmo corporeo del personaggio. Anche la seconda persona non trasforma automaticamente chi legge nel protagonista e non assicura immersione: può suggerire intimità, implicazione o divisione interiore, ma può pure provocare estraneità o resistenza. Considera dunque ogni modo come una tecnica da esercitare e rivedere. La domanda utile non è quale sia il più prestigioso, bensì quale renda produttivi i vincoli della tua storia.

Quanto deve stare vicina la prosa all'esperienza del personaggio?

In una lunga sala di biblioteca, una persona in piedi orienta una piccola fotocamera verso una lettrice con un libro aperto e la profondità della sala.

La prosa deve avvicinarsi quanto basta per sostenere l'effetto della scena, senza perdere il contesto di cui la storia ha bisogno. La distanza narrativa è la lontananza percepita fra chi legge e gli eventi o l'esperienza del personaggio; non è una misura fisica né una risposta identica per tutti. A maggiore distanza trovano spazio sommario, passaggi di tempo, ambiente, riflessione e commento narrativo. Avvicinandosi, la frase può assorbire lessico individuale, dettagli sensoriali, emozioni e pensieri meno elaborati. Nessuna posizione è migliore in assoluto: una scena può richiedere respiro prima di stringersi su un gesto.

Per isolare questa scelta, mantieni la terza persona e lo stesso personaggio-filtro. Scrivi dapprima una versione riservata: «Marta entrò nella sala e vide che la riunione era già iniziata». Poi avvicina la lingua alla sua percezione senza aggiungere eventi: «Già tutti seduti. Naturalmente. Marta spinse la porta, troppo rumorosa, e cercò l'unica sedia libera». Il secondo passaggio riduce le formule di filtro, adotta il giudizio del personaggio e porta in primo piano suono e disagio. Non dimostra però che la versione vicina sia superiore: rende soltanto osservabile il comando che stai modificando.

  • Allarga la distanza per riassumere, contestualizzare, attraversare il tempo o far emergere una voce narrante.
  • Riducila con sensazioni precise, lessico del personaggio, pensieri immediati e giudizi non spiegati.
  • Controlla i passaggi bruschi: possono essere intenzionali, ma devono aiutare la scena anziché sembrare involontari.

Quando merita spazio un punto di vista aggiuntivo?

In una sala prove luminosa, degli attori si fronteggiano ai lati di un tavolino mentre una persona in piedi osserva con un taccuino.

Un punto di vista aggiuntivo merita spazio quando offre un accesso indispensabile a eventi, interpretazioni, contrasti o ironia drammatica che il filtro esistente non può fornire con efficienza. Il numero dei punti di vista è una decisione strutturale separata dalla persona grammaticale: sono possibili più narratori in prima persona come più filtri in terza ravvicinata. Prima di aggiungerne uno, chiediti che cosa nota e fraintende in modo distintivo, quali parole userebbe e quale parte della storia diventerebbe altrimenti inaccessibile. «Anche questo personaggio è interessante» non basta; serve una funzione narrativa concreta.

Ogni passaggio obbliga chi legge a ristabilire luogo, tempo, voce, desiderio e conoscenze. Se due narratori ripetono lo stesso incontro o suonano uguali, il costo di orientamento supera facilmente il nuovo materiale. Una pausa di scena o di sezione può rendere il cambio leggibile, ma il confine di capitolo non è una legge. Riscrivere un episodio dal lato di un personaggio secondario resta comunque utile: può rivelare percezioni, sentimenti, relazioni e materiale trascurato. Questa scoperta può arricchire il filtro originario senza trasformare automaticamente il personaggio alternativo in narratore definitivo.

  • Conserva il nuovo filtro se mostra un evento altrimenti irraggiungibile.
  • Conservalo se interpreta lo stesso conflitto in modo realmente distinto e necessario.
  • Conservalo se crea un'ironia drammatica che modifica la lettura delle azioni.
  • Taglialo o fondilo se ripete informazioni, voce e funzione già disponibili.

Come provare diversi punti di vista senza cambiare la storia?

Vista dall'alto, una persona con una matita confronta fascicoli di manoscritti vuoti disposti a semicerchio con graffette colorate.

Per confrontare equamente più punti di vista, riscrivi una scena breve mantenendo costanti evento, ambientazione, conflitto, desideri dei personaggi, tempo verbale ed esito. Scegli due persone che vogliono cose incompatibili, inserisci almeno un'azione concreta e lascia un fatto rilevante non detto. Un esercizio del MIT propone di conservare lo stesso incidente, passando dalla prima alla terza persona e poi all'altro personaggio, con versioni di non più di 200 parole. Qui l'obiettivo di circa 250 parole è un adattamento editoriale: concede spazio alle prove supplementari di distanza, onniscienza e indirizzo diretto.

  1. Scrivi in prima persona dal personaggio A e decidi se sta vivendo l'evento o se lo racconta in seguito.
  2. Passa alla terza ravvicinata dal personaggio A, con una distanza moderata e osservativa.
  3. Riscrivi ancora dal personaggio A, sempre in terza, ma più vicino a sensazioni, pensieri e lessico individuale.
  4. Crea una versione onnisciente in cui la voce narrante abbia un motivo riconoscibile per superare il sapere di A.
  5. Prova la seconda persona, definendo privatamente chi dice «tu», a chi e in quale situazione.
  6. Racconta lo stesso evento dal personaggio B, in prima persona o in terza ravvicinata.

Non correggere la trama mentre procedi. Se nella terza versione scopri un gesto migliore o una rivelazione più efficace, annotali a parte e conserva l'incidente originale fino alla fine della prova; altrimenti il miglioramento narrativo potrebbe sembrare un vantaggio del punto di vista. Mantieni anche una lunghezza simile, affinché l'esposizione supplementare non falsi il confronto. La prospettiva alternativa serve a vedere che cosa ciascun filtro nota, sente, scopre, guadagna e perde. Non occorrono sei scene perfette: occorrono sei campioni abbastanza completi da poter essere confrontati.

Come scegliere un punto di vista provvisorio dopo la prova?

A un tavolo soleggiato, una persona tocca un fascicolo color crema e raggiunge un foglio vuoto e una matita accanto alle alternative bianche.

Scegli provvisoriamente la versione che produce la voce più specifica e rende disponibili le informazioni necessarie senza richiedere continui espedienti. Leggi i sei campioni uno dopo l'altro e segna effetti osservabili, non impressioni generiche come «suona meglio». In quale versione compare una frase che solo quel narratore potrebbe formulare? Quali fatti diventano accessibili, quali restano opportunamente nascosti e dove nasce l'ironia drammatica? Verifica inoltre se la distanza sostiene il momento e se gli eventi fuori scena potranno essere gestiti senza resoconti ripetitivi, coincidenze o testimonianze costruite soltanto per informare il lettore.

  • Voce: il linguaggio appartiene davvero a questo narratore o filtro?
  • Conoscenze: i fatti indispensabili arrivano nel momento utile?
  • Omissioni: ciò che rimane nascosto crea tensione oppure confusione?
  • Distanza: la scena dispone del giusto equilibrio fra contesto ed esperienza?
  • Sostenibilità: il sistema può reggere oltre questa scena senza aggiramenti ripetitivi?
  • Passaggi: ogni eventuale cambio di filtro offre abbastanza valore da ripagare il riorientamento?

Questa griglia è un aiuto editoriale per prendere appunti, non uno strumento convalidato e nemmeno una formula capace di provare la superiorità artistica. Alcuni criteri conteranno più di altri nella tua storia. Dopo aver scelto, rivedi il campione vincente come una scena completa e prosegui per un numero di pagine sufficiente a far emergere problemi ricorrenti. Riapri la decisione se il confine delle conoscenze blocca ripetutamente eventi essenziali, se la voce diventa insostenibile oppure se un altro filtro offre accesso indispensabile invece di duplicare materiale già disponibile.

La scelta resta provvisoria perché il vero costo di un punto di vista appare spesso nelle transizioni, nelle rivelazioni tardive e nelle scene a cui il narratore non assiste. Non è un fallimento cambiare rotta dopo la prova: è precisamente il vantaggio di aver separato i comandi e raccolto effetti concreti. Conserva i campioni scartati; possono contenere immagini, fraintendimenti o motivazioni utili alla versione definitiva, anche quando la loro prospettiva non entra nel testo. Il risultato cercato non è una regola generale, ma un sistema narrativo abbastanza espressivo e sostenibile per questa specifica storia.

Domande frequenti sul punto di vista narrativo

Come si sceglie il punto di vista di una storia?

Confronta chi racconta, quale personaggio filtra la scena, che cosa la narrazione può sapere e quanto la prosa resta vicina all'esperienza. Riscrivi poi lo stesso episodio con le opzioni principali, mantenendo costanti conflitto ed esito. Scegli provvisoriamente la versione con la voce più specifica e i limiti informativi più sostenibili.

È meglio scrivere un romanzo in prima o in terza persona?

Nessuna delle due è intrinsecamente migliore, più intima o più facile. La prima persona mette in primo piano la lingua e le zone cieche del personaggio narratore; la terza ravvicinata mantiene un filtro individuale con una formulazione e una distanza regolabili. Provale sulla stessa scena e confronta i costi lungo l'intera storia.

Qual è la differenza fra terza persona ravvicinata e onnisciente?

La terza ravvicinata filtra normalmente una scena attraverso percezioni, lessico e conoscenze di un personaggio. La terza onnisciente impiega invece un'intelligenza narrativa capace di superare quel singolo sapere e collegare menti, luoghi, tempi o contesto. I suoi movimenti devono seguire una logica riconoscibile, non la semplice convenienza del momento.

Un romanzo dovrebbe avere uno o più punti di vista?

Aggiungi un punto di vista soltanto quando procura accesso indispensabile, interpretazione distinta, contrasto o ironia drammatica. Ogni passaggio richiede al lettore di riorientarsi, quindi voci simili e scene ripetute aumentano il costo senza ampliare davvero la storia. Più narratori possono essere scritti sia in prima sia in terza persona.

Che cos'è la distanza narrativa nella narrativa di finzione?

È la lontananza percepita fra chi legge e gli eventi o l'esperienza del personaggio. Sommario, contesto e commento possono ampliare la distanza; sensazioni, pensieri immediati e lessico individuale possono ridurla. È regolabile anche senza cambiare persona grammaticale o personaggio-filtro.

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Redazione di ShelfKin

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